Trasferiamoci a Crotone
Il Sole 24 Ore ha pubblicato questa settimana gli esiti di una interessante inchiesta sulla qualità della vita nelle province italiane, partendo dal presupposto ormai sempre più assodato che il PIL non è tutto e che bisogna dunque tenere conto di tanti altri fattori, dalla qualità dell’ambiente all’effettiva disponibilità di ricchezza spendibile per abitante, passando per l’istruzione e le attività sociali e culturali.
L’effetto è degno di nota: mentre le classifiche basate sul PIL vedono solitamente l’Italia ordinata rigorosamente da nord a sud, quelle sul benessere sono un po’ più mescolate, e mostrano più chiaramente come l’aumento della produttività media non corrisponda necessariamente a una vita migliore. Così, in testa ci sono la Romagna e le Marche, e poi tante piccole e medie province del centro-nord.
La cosa per noi più significativa è però che, in termini di qualità della vita, il nord-ovest arranca: Piemonte e Liguria sono nettamente indietro al resto del nord e di quasi tutto il centro Italia. In particolare, queste sono le posizioni e i punteggi delle province piemontesi:
34 Cuneo 116,4
52 Biella 104,3
54 Novara 100,5
59 Vercelli 98,5
64 Asti 95,9
71 Alessandria 91,8
72 Verbano-Cusio-Ossola 90,4
77 Torino 86,8Se Cuneo emerge, le altre province sono attorno alla media nazionale (valore 100) o decisamente sotto, fino al caso di Torino, che viene subito prima di Roma e Bari, ma subito dopo Crotone, Salerno, Nuoro e Oristano. E sentirsi dire che ormai si vive meglio a Crotone o a Salerno che a Torino non è certo una grande notizia, specie a fronte della favoletta che ci viene costantemente raccontata della città olimpica, attrazione turistica globale e capitale cultural-tecnologica nazionale.
Nonostante la serietà della fonte, si tratta ovviamente di un singolo giudizio; magari cambiando gli indicatori il risultato sarebbe stato diverso. Eppure, credo che il confronto con le altre regioni della pianura padana - leghiste o rosse che siano - debba davvero allarmarci. Una volta eravamo un territorio che non sapeva vendersi, ma con tanta solidità sotto. Ora passiamo il tempo a raccontarci fuffa, ma le fabbriche chiudono, l’ambiente si deteriora, le nostre città sono lasciate al degrado e le prospettive sono sempre più stagnanti.
This entry was posted on Sabato, Settembre 26th, 2009 at 9:11 am, and is filed under Itaaaalia, TorinoInBocca. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can skip to the end and leave a response. Pinging is currently not allowed.